Prelevare utili da SRL nel 2026: regole, tassazione e alternative

Prelevare utili da SRL nel 2026

I soldi presenti sul conto corrente della SRL non sono automaticamente disponibili per il socio. Per prelevarli come utili occorrono un risultato positivo, un bilancio approvato e una delibera assembleare che ne disponga la distribuzione.

Nel 2026, per il socio persona fisica che detiene la partecipazione al di fuori dell’attività d’impresa, i dividendi sono normalmente soggetti a una ritenuta a titolo d’imposta del 26%. La SRL trattiene l’imposta al pagamento e la versa con modello F24, utilizzando il codice tributo 1035 per i soci residenti.

  • Gli utili distribuibili sono quelli risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
  • Le SRL non possono distribuire acconti sugli utili.
  • La delibera deve indicare l’importo, i soci beneficiari e le modalità di pagamento.
  • La ritenuta del 26% si applica sulla somma effettivamente corrisposta.
  • La società deve annotare l’operazione nella contabilità e nelle dichiarazioni periodiche.

Da dove nascono gli utili distribuibili

L’utile da dividere non coincide con la liquidità presente in banca. Prima della distribuzione occorre considerare le imposte societarie, le eventuali perdite pregresse, le riserve legali e ogni vincolo contabile previsto dallo statuto o dalla legge.

Un’impresa può avere disponibilità finanziarie rilevanti e, allo stesso tempo, utili distribuibili limitati. Può accadere anche il contrario: esistono utili contabili, ma la società non ha liquidità sufficiente per pagarli subito.

  • I dividendi vengono calcolati sull’utile netto annuale.
  • Le perdite degli esercizi precedenti possono ridurre la base distribuibile.
  • L’approvazione del bilancio è un passaggio imprescindibile.
  • La delibera deve essere verbalizzata e conservata negli adempimenti societari.
  • Il pagamento deve essere tracciato con una causale chiara.

Il costo fiscale del dividendo

Per un socio persona fisica, la ritenuta del 26% è generalmente definitiva. Se la SRL distribuisce 50.000 euro, il socio incassa 37.000 euro, mentre 13.000 euro vengono versati all’Erario dalla società.

Il dividendo non è deducibile per la SRL, perché viene distribuito dopo che la società ha già assoggettato il proprio risultato a IRES e, nei casi previsti, a IRAP. Per questo motivo, la convenienza va valutata considerando sia l’imposizione societaria sia quella personale.

  • Dividendo lordo: 50.000 euro.
  • Ritenuta del 26%: 13.000 euro.
  • Netto al socio: 37.000 euro.
  • La SRL non deduce il dividendo dal reddito imponibile.
  • L’operazione richiede F24, certificazione e adempimenti dichiarativi.

Le alternative al dividendo

Chi lavora effettivamente nella società può valutare il compenso da amministratore o da dipendente. Non è esente da imposte, ma ha una natura diversa: è reddito da lavoro, generalmente deducibile per la SRL e soggetto a IRPEF e contributi previdenziali.

Per il socio amministratore non lavoratore, il compenso può comportare l’iscrizione alla Gestione Separata INPS. Nel 2026, secondo la Circolare INPS n. 8/2026, la contribuzione è dovuta oltre la soglia annua di 5.000 euro e, fino al 31 dicembre 2027, viene calcolata sul 50% dell’imponibile contributivo.

  • Compenso amministratore: adatto se si svolge una reale attività di gestione.
  • Reddito da lavoro dipendente: possibile se esiste un rapporto lavorativo effettivo.
  • Rimborsi spese: ammessi solo per spese reali, inerenti e documentate.
  • Restituzione di finanziamento soci: possibile se il socio ha realmente prestato denaro alla società.
  • Benefit aziendali: ammessi entro limiti e condizioni precise.

Rimborsi e spese: attenzione alla sostanza

I rimborsi spese sono uno strumento legittimo, ma non possono diventare un canale per prelevare denaro senza imposizione. Devono riguardare spese effettivamente sostenute per conto della società e collegate all’attività svolta.

Servono giustificativi, nota spese, collegamento con l’attività aziendale e corretta registrazione contabile. Auto, trasferte, telefonia, materiale e consulenze possono essere rimborsati solo per la quota realmente inerente all’impresa.

  • Ogni rimborso deve essere documentato.
  • La spesa deve essere inerente all’attività della SRL.
  • Non sono ammessi rimborsi fissi mensili senza prova della spesa.
  • L’uso personale deve essere separato da quello professionale.
  • Le spese non documentate possono essere contestate in sede di controllo.

Finanziamenti soci e prelievi non autorizzati

La restituzione di un finanziamento concesso dal socio non è un dividendo e non genera la ritenuta del 26%, purché il prestito sia reale, contabilizzato e documentato. Serve un accordo che dimostri importo, data, condizioni di rimborso e interessi, se previsti.

Diverso è il prelievo non giustificato dal conto societario. Un bonifico al socio senza causa, una fattura fittizia o l’uso di denaro aziendale per spese personali possono essere riqualificati e contestati, con rischi fiscali, contabili e persino penali.

  • Il finanziamento deve risultare nella contabilità della SRL.
  • La restituzione deve essere compatibile con l’equilibrio finanziario.
  • Non si può trasformare un versamento a capitale in prestito a posteriori.
  • I prelievi privi di titolo sono la soluzione più rischiosa.
  • Ogni movimento deve avere una causa economica reale.

Pianificare prima di distribuire

La scelta tra dividendi, compenso, rimborsi e altri strumenti dipende dal reddito personale del socio, dal suo fabbisogno di liquidità, dalla presenza di altri redditi e dalla situazione previdenziale. Non esiste una soluzione unica valida per tutte le SRL.

Una pianificazione corretta prevede di verificare il bilancio, stimare l’impatto fiscale complessivo, formalizzare le delibere e conservare la documentazione. Solo così è possibile prelevare risorse dalla società in modo sostenibile e difendibile.

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