
Il Decreto liquidità che stanzia 200 miliardi sotto forma di garanzie per Pmi e professionisti messi in difficoltà dal #Coronavirus
Il Decreto stabilisce che per richieste di credito fino a 25 mila euro non sia necessaria istruttoria e che a garantire in caso di mancata restituzione sia il Fondo per le Pmi.
I beneficiari sono piccole imprese fino a 499 dipendenti o persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni.
Non c’è nessuna preclusione. Può chiedere un prestito anche chi ha esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate” o le aziende in concordato in continuità.
Prendiamo il caso di un piccola impresa la cui attività è ferma ormai da un mese. Nella prospettiva di una riapertura graduale dei negozi, è sicuro che continuerà a perdere fatturato ma nel frattempo dovrà sostenere le spese “fisse” come affitto e utenze dell’attività.
Per coprire il periodo di fermo il Decreto liquidità gli consente di poter ottenere un aiuto massimo pari al 25% dei ricavi dichiarati nell’anno 2019. Dunque se fossero stati 40 mila euro gli incassi dichiarati, al netto dell’Iva, l’impresa – potrebbe ottenere al massimo 5 mila euro, da restituire in 6 anni. Per avere 25 mila euro, i ricavi devono salire almeno a 100 mila euro.
Si possono chiedere anche più di 25 mila euro di prestiti con garanzie pubbliche. Quelle del Fondo per le Pmi coprono fino a 800 mila euro. Ma mentre nel caso precedente l’unico criterio per la concessione era la soglia dei ricavi e avere meno di 499 dipendenti, qui la banca che dovrà erogare il finanziamento avrà la necessità di prendersi il tempo necessario per fare dei controlli.
La procedura prevede infatti una valutazione di solvibilità del richiedente. Il quale, mentre nel caso precedente poteva anche avere “pendenze” in corso con la banca, se vuole avere più di 25 mila euro non potrà avere crediti in sofferenza.
Resta sempre valido il criterio del 25% del fatturato netto annuo iscritto in bilancio come valore massimo finanziabile. La richiesta può essere presentata dalle Pmi che hanno fino a 3,2 milioni di fatturato anno.
Prendiamo l’esempio di una ditta che fattura 1 milione l’anno e che da marzo è ferma. Potrà ottenere fino a 250 mila euro per pagare le spese vive, ma solo se i controlli bancari sulla solvibilità saranno in ordine. Il che vuole dire che il nome dell’azienda o del professionista non deve apparire nella Centrale rischi.
Per le aziende più grandi cambiano gli importi finanziabili, ma anche il sistema di garanzie che vengono prestate dalla Sace (Gruppo Cdp ma in questo caso sotto il coordinamento del ministero dell’Economia) e non più dal Fondo per le Pmi.
Possono accedere ai fondi stanziati dal Decreto, e alle relative garanzie, le imprese di qualsiasi dimensione purché alla data del 31 dicembre 2019 non fossero classificate come imprese in difficoltà, o con crediti in sofferenza, e quelle che al 29 febbraio 2020 presentavano esposizioni deteriorate.
Il finanziamento può arrivare al massimo al 25% del fatturato 2019 indicato in bilancio o nella dichiarazione fiscale, oppure al doppio dei costi del personale dell’impresa relativi al 2019.
La garanzia della Sace copre fino al 90% dell’importo del finanziamento per imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e fatturato fino a 1,5 miliardi di euro; l’80% se l’impresa ha un fatturato tra 1,5 miliardi e 5 miliardi di euro o più di 5000 dipendenti in Italia; 70% per le imprese con valore del fatturato superiore a 5 miliardi.
Il rilascio della garanzia non è automatico. E’ prevista però una procedura “semplificata” nel caso di imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e con un ammontare del fatturato inferiore a 1,5 miliardi di euro. Per le altre il rilascio della copertura sarà decisa con decreto del ministero dell’Economia, sulla base dell’istruttoria svolta dalla Sace.
Il Fondo non interviene direttamente nel rapporto tra banca e soggetto beneficiario; i tassi di interesse, le condizioni di rimborso, nell’ambito dei limiti fissati dalla norma, sono quindi lasciati alla libera contrattazione tra le parti.
Il 24 ore dava un tasso massimo del 2 per cento.
Se desideri una qualsiasi informazione a riguardo compila il form qui sotto