Prelevare utili da SRL nel 2026: compenso, rimborsi e holding

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Il dividendo è la via più semplice per portare l’utile al socio, ma non sempre è la più conveniente.

Il compenso da amministratore o da lavoratore può essere preferibile quando il socio svolge effettivamente un’attività nella società e ha un reddito personale contenuto.

Il compenso è un costo per la SRL, mentre il dividendo viene distribuito dopo la tassazione societaria e non è deducibile. Per il socio, però, il compenso è assoggettato a IRPEF progressiva e, di regola, a contributi previdenziali.

  • Il compenso riduce il reddito imponibile della SRL.
  • Il dividendo non è deducibile per la società.
  • Il compenso è tassato con aliquote progressive IRPEF.
  • Il dividendo del socio persona fisica subisce normalmente una ritenuta del 26%.
  • La scelta dipende dal livello di reddito e dal lavoro effettivamente svolto.

Contributi del socio amministratore

Il socio amministratore che riceve un compenso può essere tenuto all’iscrizione alla Gestione Separata INPS. La contribuzione scatta quando il compenso annuo supera 5.000 euro e viene applicata secondo il criterio di cassa.

Secondo la Circolare INPS n. 8/2026, fino al 31 dicembre 2027 la contribuzione è calcolata sul 50% dell’imponibile contributivo.

Questo elemento può rendere il compenso più sostenibile, ma va inserito in un confronto completo con dividendi, IRPEF e costi aziendali.

  • La soglia di 5.000 euro annui determina l’obbligo contributivo.
  • La contribuzione segue il principio di cassa.
  • Fino al 2027 si calcola sul 50% dell’imponibile.
  • L’onere è ripartito tra società e amministratore.
  • La posizione INPS va verificata caso per caso.

Il ruolo del TFM

Per l’amministratore non lavoratore può essere previsto il trattamento di fine mandato, noto come TFM. Si tratta di una remunerazione differita che matura durante il mandato e viene liquidata alla cessazione, secondo quanto previsto dallo statuto o da un patto sociale.

Il vantaggio fiscale è condizionato alla data certa del patto, che deve essere anteriore all’inizio del mandato. Senza questo requisito, il trattamento può perdere il regime previsto e diventare una scelta poco efficiente.

  • Il TFM è indicato per amministratori non lavoratori.
  • Deve essere previsto prima dell’inizio del mandato.
  • Richiede una clausola statutaria o un patto sociale a data certa.
  • La liquidazione avviene alla cessazione del rapporto.
  • Non è adatto a chi ha bisogno immediato di liquidità.

Benefit aziendali e strumenti di lavoro

La società può mettere a disposizione del socio gli strumenti necessari all’attività: computer, telefono, software, auto aziendale, abbonamenti professionali o buoni carburante.

Questi strumenti riducono la necessità di prelevare denaro per uso personale, ma non sono automaticamente esenti.

Quando il bene o il servizio viene usato anche per finalità private, può configurarsi un fringe benefit imponibile. È quindi fondamentale valutare l’uso effettivo, conservare la documentazione e applicare correttamente le regole di tassazione.

  • L’auto aziendale deve avere un uso coerente con l’attività.
  • Telefonia, PC e software devono essere strumentali al lavoro.
  • I benefit personali possono essere imponibili in tutto o in parte.
  • La documentazione è essenziale in caso di verifica.
  • I benefit non sostituiscono un reddito regolare.

La holding: differire, non evitare

La holding è una soluzione utilizzata quando il socio non ha bisogno immediato di liquidità e intende reinvestire gli utili. La SRL distribuisce il dividendo alla holding, che può impiegare le risorse per acquisire partecipazioni o immobili strumentali, oppure per finanziare nuove attività.

Questo meccanismo non elimina il 26%: lo rinvia. Quando la holding distribuisce a sua volta gli utili al socio persona fisica, si applica nuovamente la ritenuta del 26%.

La holding è quindi utile per la pianificazione patrimoniale e il reinvestimento, non per prelevare denaro da spendere liberamente.

  • La holding riceve gli utili della SRL operativa.
  • Può reinvestire la liquidità nel gruppo.
  • Il 26% personale viene differito, non eliminato.
  • Alla distribuzione al socio torna la ritenuta ordinaria.
  • Serve una reale finalità economica e organizzativa.

Gli errori da evitare

Il rischio maggiore è considerare il conto della SRL come un conto personale. Ogni uscita verso il socio deve avere una causa: dividendo deliberato, compenso, rimborso documentato, restituzione di finanziamento o benefit regolarmente assoggettato a tassazione.

Le soluzioni informali possono sembrare convenienti nel breve periodo, ma generano esposizione in caso di controllo. Meglio pianificare con anticipo, scegliere lo strumento corretto e formalizzare ogni operazione.

  • Non prelevare denaro senza causale.
  • Non emettere fatture per operazioni inesistenti.
  • Non rimborsare spese personali come se fossero aziendali.
  • Non trasformare capitali in prestiti solo sulla carta.
  • Non fissare compensi sproporzionati rispetto all’attività svolta.

Una strategia equilibrata

In molti casi la soluzione più solida combina più strumenti: un compenso proporzionato al lavoro svolto, rimborsi reali, eventuali benefit aziendali e dividendi solo per la quota di utile che il socio intende effettivamente incassare.

Prima di distribuire, è opportuno verificare il bilancio, la liquidità disponibile, la situazione fiscale e previdenziale del socio e le esigenze di investimento della società. Una scelta pianificata consente di ridurre i costi senza esporsi a contestazioni.

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